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Eccoci, ci siamo, è sabato. E sabato pomeriggio significa bici.

Solito incontro, solita ora e - puntualissimi - si parte. Anche oggi per fortuna siamo un bel gruppetto e decidiamo al volo cosa fare. Le proposte sono due. Esploriamo un’altro passaggio sotto la diga oppure vediamo una stradina a Sa Matta? Memori dell’esperienza di sabato scorso pensiamo - anche se nessuno lo dice - che magari con la diga e le bici in spalla abbiamo già dato sette giorni fa, quindi si parte per esplorare la strada di Sa Matta. Beata innocenza... Ancora non sappiamo cosa ci aspetterà...

Partiamo e nei primi 20 minuti abbiamo due inconvenienti tecnici, ma non ci facciamo prendere dallo sconforto. Si sistema tutto e si riparte. Facciamo la stradina nuova e siamo tutti decisamente sorpresi. E’ bella, veloce e scorrevole. Proprio una bella scoperta!!! Da li decidiamo al volo cosa fare e si prosegue puntando verso la diga. Sempre lei, la diga...

Facciamo un breve tratto e si decide di perlustrare a piedi un vecchio sentiero che scende in una piccola vallata, per vedere in che condizioni è attualmente. Ne percorriamo circa un centinaio di metri e siamo abbastanza ottimisti, non sembra affatto male... Si torna alle bici e si spiega la situazione ai compagni d’avventura, e tempo pochi secondi si decide: proviamoci!!! Poveri noi...

Si abbassano le selle e si parte, con atteggiamento trialistico, ottimo umore e molto divertimento. Il problema più serio - nei primi tratti - sono solo le buche fatte dai cinghiali, che sono vere trappole per le bici. Si scende, ci si ferma a valutare il terreno e si riparte. Iniziamo a fermarci sempre più spesso, e sempre più spesso si spinge la bici... Ad un certo punto il sentiero scompare e ci dividiamo in due gruppi, uno su ogni versante, a stretto contatto visivo. Scendiamo sempre più piano, ma anche gli altri sono nella stessa situazione. Si smonta dalla bici e questa volta non si tratta di pochi metri. Bisogna cercare una traccia, salire sulle rocce per allungare lo sguardo alla ricerca di un segno che indichi la strada, o almeno un passaggio più agevole. Sarà così per i prossimi 60 minuti. Un’ora. Un’infinità. Ci ritroviamo immersi - letteralmente - nella macchia mediterranea e ognuno di noi si porta appresso un fardello tutt’altro che maneggevole, che ha la tendenza di farti perdere l’equilibrio ad ogni passo e di incastrarsi in ogni ramo, rovo o pietra che incontra.

A circa metà della discesa, quando siamo sospesi fra la strada che abbiamo lasciato e quella che speriamo di raggiungere ci fermiamo e facciamo il punto della situazione. La cosa più allarmante è che non ci sono più neanche i segni dei cinghiali. Dove ci siamo infilati? Se non passano neanche i cinghiali... Comunque la situazione si risolve rapidamente: indietro non si torna! Vogliamo arrivare giù e ci arriveremo! Si riparte! Sull’altro versante intanto l’altro gruppo trova i segni del vecchio sentiero, decisamente mal messo, ma ancora vagamente visibile. Continuiamo a scendere e ormai la strada è decisamente vicina. Ci siamo quasi. Ci arriveremo. Anche a rotoli se serve! Ancora pochi passi e ci siamo. Siamo arrivati. Si tira il fiato, ci riuniamo agli altri amici che arrivano qualche decina di metri più a monte di noi e si riparte, questa volta sulla strada che conosciamo, e si torna a casa.

Al rientro si parla e si scherza, e si decide che sabato prossimo - visto che sarà il terzo appuntamento del calendario autunno/inverno - sarà un giro più tranquillo, più pedalabile...

Ecco qualche foto